Diario di AntiMap Festival

22 Dicembre – Diario di AntiMap Festival

22 Dicembre – Diario di AntiMap Festival
testi di Cristina Gervasi e foto di Rebecca Stella

Iniziamo l’ultimo giorno del festival con la conferenza Urban Best Practice: uno sguardo sulle nuove strategie per ripensare lo spazio urbano presso la Sala Conferenze della Presidenza della Facoltà di Architettura. Partecipano fisicamente alla conferenza Riccardo Mantelli, Lorenzo Tripodi del gruppo Ogino Knauss, Annalisa Pecoriello de La città Bambina, Alessandro Toscano dell’agenzia OnOff e in video conferenza da New York, Danilo Capasso del gruppo Nest. Scopo dell’incontro è di presentare le buone pratiche di partecipazione urbana nel territorio nazionale ed internazionale, scambiare spunti di riflessione tra partecipanti e tra il pubblico e aprirne dei nuovi.

Inizia Danilo Capasso, architetto, urbanista e artista, che da New York, nonostante il sonno, ha la lucidità per presentarci il suo lavoro e in particolare l’attività di Nest, che sta per Napoli Est. Il progetto ha raccontato per anni la città industriale a est di Napoli, 25 km cubi con grandi lotti industriali dismessi, luogo di perenne transizione, attraverso il lavoro degli artisti. Negli anni è stato creato un database su internet, motore di elaborazione di contenuti e idee per la trasformazione urbana. Danilo ci parla anche del difficile rapporto con le istituzioni che spesso non capiscono il lavoro e con le quali si sono scontrati numerose volte e del rapporto con altre realtà su un territorio così difficile. Per conlcudere, ci si chiede che cosa accadrà nei prossimi anni perché la zona è in uno stato indefinito, sta mutando ma non ha una connotazione precisa. Uno dei processi più interessanti di questo cambiamento è che sarà realizzata una sede dell’Università Federico II e lo studentato, quindi tra qualche anno sarà interessante vedere come, e se, gli studenti cambieranno il profilo di questa zona.

Segue la chiaccherata con Lorenzo Tripodi di Ogino Knauss. Architetto, urbanista e film maker, sviluppa un percorso parallelo di ricerca su temi urbani e sui linguaggi audiovisi. Dopo il film di ieri ci presenta oggi il progetto Re:centering Periphery, una esplorazione della periferia globale e delle pratiche quotidiane di resistenza degli abitanti della città prodotta dall’ideologia modernista. Dopo il film su Cuba, attualmente sono in lavorazione i film su Berlino, Belgrado e Mosca, ma proprio quest’ultimo è nella fase più avanzata di produzione e sarà il prossimo a uscire. Il gruppo si è concentrato su un edificio, tipico esempio di spazio modulare, anticipatore del modernismo di Le Corbusier, costruito da un progetto di Moisei Ginzburg nel pieno centro di Mosca, attualmente vicinissimo alla “Casa Bianca” ma che dal momento in cui è stato costruito ha iniziato ad appassire. Segnalato dall’Unesco come monumento di interesse nazionale, l’amministrazione locale sembra esserne completamente indifferente e aspetta solo che cada da solo per il degrado. Attualmente l’edificio è in grave stato di abbandono, vivono poche famiglie in condizioni disadattate ed è molto frequentato da artisti. Il gruppo ha avuto notevoli difficoltà a interagire con la popolazione locale e a realizzare le interviste. Lorenzo ci racconta altri interessanti progetti del gruppo per i quali si rimanda al blog.

Annalisa Pecoriello, invece, architetto e ricercatrice del dipartimento di urbanistica della facoltà di Architettura di Firenze, ci presenta il progetto: La città Bambina, una serie di laboratori di progettazione ecologica con i bambini in modo che riuscissero a interpretare e progettare lo spazio urbano e mettere in atto processi di trasformazione urbana attraverso il coinvolgimento della popolazione locale. E’ nato così il progetto SLURP (spazi ludici urbani a responsabilità partecipata) che si occupa appunto di pratiche ludiche in contesto urbano e coinvolge bambini e adulti in tutta Italia. Il gruppo, nato il 5 maggio 2012, ogni 6 del mese, in tutta Italia, realizza un’azione ludica: appaiono così in varie città d’Italia cruciverba alle fermate degli autobus, campetti di calcio nei vicoli, altalene in luogi impensati ecc…Recentemente (26 novembre 2012) è stato organizzato il Common (Play) Ground in occasione della Biennale Architettura a Venezia, un evento super SLURP durante il quale sono sorte postazioni di gioco in vari punti a sorpresa della città.

Alessandro Toscano, fotografo free lance ha fondato nel 2009 l’agenzia foto-giornalistica OnOff che collabora con i più importanti magazine internazionali. Ci parla sia del lavoro della sua agenzia che di alcuni suoi progetti. In particolare del progetto Lucha Y Siesta, realizzato nella casa delle donne nel quartiere Tuscolano a Roma, in via Lucio Sestio appunto. La casa, aperta l’8 marzo 2008, è stata frequentata da Alessandro per un anno intero. Unico uomo ammesso al suo interno, ha vissuto sulla propria pelle questa difficile realtà: donne sole, abbandonate, spesso vittime di abusi e violenze con figli a carico. Ci parla delle rigide regole in vigore all’interno della casa e dei conflitti, spesso a volte molto duri, tra le ospiti. Toscano sta attualmente lavorando ad altri interessanti progetti come quello documentaristico sulla Sardegna secondo uno sguardo spietatamente ironico.

Chiude questa prima parte della giornata Riccardo Mantelli, artista che da anni lavora con le imperfezioni, con l’estetica dell’errore dei media digitali, e si interessa della mappatura degli incidenti che avvengono al loro interno. Realizza anche una serie di tecnologie, applicazioni ecc per perdersi negli spazi pubblici. Presenta oggi il lavoro che andrà a svolgere il pomeriggio: una camminata Hertziana per indagare le onde elettromagnetiche nelle vie della città di Cagliari. Siamo totalmente immersi in nuvole elettromagnetiche che ci circondano e ci penetrano. E’ interessante captare le onde, riconoscerle e codificarle in sistemi che rendano visibili i sistemi invisibili.


Alle 15 un gruppo di curiosi parte con Riccando Mantelli dal Ghetto per scoprire i suoni nascosti della città e per indagare le relazioni tra gli oggetti elettrici (che hanno un “corpo” più vasto di quello che vediamo) e lo spazio reale. Utilizzeremo un softwer che ci indica un percorso così da non essere noi a decidere dove andare, un ricevitore VLF ad ampio spettro (da 20 a 20.000 htz) e un piccolo amplificatore per chitarra. La passeggiata ci porterà ad ascoltare i suoni dei campi magnetici nel quartiere di Castello per poi scendere a la Marina e risalire da Stampace. Notiamo subito che i suoni sono molteplici e alcuni molto forti, soprattutto vicino ai cellulari (panico generale), cabine elettriche, fili elettrici ma anche alle case: i muri smorzano i rumori ma puntando l’antenna nelle porte, il rumore diventa assordante, le case producono tantissimi suoni. Il suono cambia quando ci avviciniamo al mare ed è fortissimo sotto i cavi dei filobus in via Roma. Notiamo curiosamente che le onde di alcuni citofoni producono il suono del campanello, schiacciando il pulsante, quindi, viene solo innestato un microfono che ne amplifica il suono. Riccardo spiega ai partecipanti le diffenrenze dei suoni per cercare di capire da dove provengono, davanti alla cittadinanza curiosa  e divertita, i più interessanti sembrano i bambini, alcuni addirittura ci seguono. Il giro si conclude dopo circa due ore nel punto in cui ha avuto inizio, il gruppo è entusiasta perché ha scoperto tantissime cose nuove, divertendosi.

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Alle ore 18 è l’appuntamento per la performance di Alessandro Carboni: Learning Curves, Kaitak River, Hong Kong. Durante la performance, che ha inaugurato il padiglione di Hong Kong alla XIII Biennale di Venezia, Alessandro racconta davanti al pubblico, in forma di diario, l’esperienza che lo ha portato a Hong Kong e alla conoscenza di questo fiume, nonché la storia del fiume stesso e della sua trasformazione. Durante la performance, le azioni sono catturate da una web cam che le riproduce sul muro in modo che tutti i partecipanti possano condivederle. Palazzi, strade, oggetti, fiori e piante sono rappresentate da miniature attraverso le quali Alessandro ci racconta la storia del fiume e del suo cambiamento: da inquinatissimo e colorato per le vernici e gli scarichi, a quando è stato ricoperto di cemento in seguito alla rivolta industriale dei fiori di plastica negli anni Settanta, sino ad arrivare al suo aspetto attuale: una stoffa blu ci dice che ora il fiume è parte integrante della città, è stato bonificato ed è un luogo centrale per la cittadinanza. Non c’è una fine di questa storia perché tra due mesi si riparte, ci saranno altre immagini, ci sarà altro da raccontare. Nel viaggio si possono unire anche mondi molto lontani. Questo lavoro sul fiume è metafora della città che cambia in continuazione e dei corpi che interagiscono e si trasformano.

Il Festival AntiMap si chiude con il concerto Quasi Spazi di Riccardo Mantelli al Muzak Club. Un viaggio musicale per scoprire i suoni che normalmente noi esseri umani non percepiamo, ma che ci circondano e ci invadono quotidianamente: onde elettromagnetiche, suoni dei buffer di memoria, dei rigistri di sistema dei calcolatori, ecc…

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