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14 Dicembre – Diario di AntiMap Festival

14 Dicembre – Diario di AntiMap Festival
testi di Cristina Gervasi e foto di Rebecca Stella.

Anche questa seconda giornata di Festival è iniziata con i laboratori per bambini. Come ieri, hanno partecipato due classi della scuola Satta, rispettivamente la 3^ e la 4^ C. I bambini si sono dimostrati molto curiosi e hanno partecipato con entusiasmo. Nella prima fase del laboratorio dopo aver analizzato il concetto di città, hanno provato a leggere le mappe chiedendosi perché sono utili. Nella seconda fase ciascun bambino ha realizzato la propria mappa descrivendo, con l’utilizzo di materiali di riciclo quali carta, plastiche, fili, legnetti, tappi, stoffe e quant’altro, la mappa che rappresentasse il percorso da scuola alla MEM. Abbiamo ritrovato le “bancarelle d’oro” di piazza del Carmine, sono stati realizzati diversi particolari come i bidoni della spazzatura di diversi colori per la raccolta differenziata, e la scuola Anglo American con i colori identificativi. Qualcuno ha realizzato anche i cagliaritani  insieme a Batman e Gesù. La seconda classe si è invece divisa in 5 gruppi di lavoro a seconda di quello che dovevano costruire: case, strade, piazze, parchi e mare e, collaborando tutti insieme, hanno costruito la città di Cagliari con i materiali di riciclo: il risultato è stato una città ricca di blu, di verde e di piazze futuristiche dagli altissimi pali della luce e di scivoli per giocare con lo skate.


Il secondo appuntamento del Laboratorio From Ojective Map to Subjective Mapping è stato dedicato all’esplorazione all’aperto. Dopo una prima fase introduttiva, durante la quale i partecipanti hanno fatto il punto di quanto appreso ieri, si sono analizzati e ci si è divisi i materiali poi utilizzati per realizzare l’esplorazione nel quartiere di Stampace: telecamera con GPS, macchina fotografica, microfoni, cuffie e quant’altro.
Si è iniziato subito con una buona tecnica per perdersi nello spazio: affidarsi al caso tramite il lancio di un dado, se esce pari si va a destra, se esce dispari, a sinistra. Il gruppo si è diretto così nel cuore del quartiere di Stampace passandro attraverso il Corso Vittorio Emanuele, via Tigellio, viale Fra Ignazio, via Azuni, via Pintor sino alla chiesa di Sant’Efisio. Sono state fatte diverse tappe per realizzare diversi esercizi: una mappa sensoriale secondo i sensi della vista, udito, olfatto e secondo le direzioni davanti, dietro, destra, sinistra, sopra e sotto in modo da descrivere lo spazio circostante. Subito il gruppo ha notato come a poca distanza da un punto a un altro della città tutto cambi: i suoni, i rumori, le luci, le persone, i negozi, i palazzi ecc… Santiago, argentino, dimostra di apprezzare Cagliari in quanto città ancora legata a determinate tradizioni, non troppo modernizzata e molto vivibile, nella quale si sente ancora il contatto con gli altri.
In base al punto della città in cui ci si trova si deve decidere cosa catturare. Ognuno inizia a pensare a cosa farebbe se dovesse tornare negli stessi punti: c’è chi realizzerebbe un video, chi si concentrebbe solo sull’audio, chi preferirebbe fare delle foto. Il prossimo passo è la fase della documentazione: ciascuno decide cosa immortalare del percorso che si sta facendo, i materiali raccolti serviranno domani per l’ultima fase del laboratorio. Nell’ultima parte dell’esplorazione, il gruppo si è cimentato nell’analisi degli spazi vuoti attraverso la “prova del palloncino” che vede lo scoppio di un palloncino in diversi punti per sentire che suono fa e trarre le dovute considerazioni. In conclusione i ragazzi si sono resi conto che le tecniche viste oggi sono degli ottimi spunti per la realizzazione di una esplorazione e che potrebbero essercene tantissime, basta scatenare la fantasia soprattutto in base a quello che si vuole ottenere.  Stanchi ma soddisfatti del lavoro svolto hanno ora abbastanza materiale su cui lavorare domani nell’ultima parte del laboratorio.

 

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